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venerdì 11 febbraio 2011

Se non ora quando?

Ci vediamo tutti e tutte, domani sabato 12 febbraio, piazza XX settembre a Pordenone, alle 10 del mattino.
Per affermare la dignità degli uomini, troppi ancora affascinati da un vecchio malato solo e rimbambito, incapace di amare e di avere una relazione che non sia di potere, ma ancora troppo pericoloso e con troppo potere, mediatico e politico.
Per affermare la dignità delle donne, soprattutto per il futuro delle più giovani, per liberarsi di una cultura maschilista retrograda mediata da televisioni asservite, per riaffermare valori come il senso di responsabilità, il lavoro, la famiglia, la dignità di ogni persona.


martedì 25 agosto 2009

Centro più diurno

Dal Gazzettino di Domenica 9 Agosto 2009.
Centro diurno, orario più lungo. Diventerà una struttura dell’ambito socio assistenziale

(fg) Il centro diurno di Polcenigo diventerà una struttura dell'ambito socio assistenziale: «In accordo con il responsabile d'ambito - spiega l'assessore all'assistenza Roberto Donazzon -, abbiamo inteso formare una commissione per sviluppare la gara d'appalto per la gestione del centro stesso, finalizzata a un suo ingresso in ambito. La struttura attualmente è sottodimensionata in relazione alla sua portata e solo entrando in rete si potrà usufruire della sua potenzialità».
Così Roberto Donazzon ha iniziato a riprendere in mano il lavoro del suo "vecchio" assessorato: «In questi due mesi di amministrazione, si è provveduto principalmente alla verifica della situazione esistente nel comune, verificando la funzionalità del Centro Diurno e delle varie strutture. Nella Commissione che detterà i punti salienti per la gara - aggiunge Donazzon - ci saranno, oltre ai vari tecnici di ambito, anche persone che si occupano di volontariato in Comune e che in questi ultimi anni si erano un po' allontanati.
Una delle priorità sarà l'allungamento dell'orario di apertura, attualmente dalle 10 alle 16, per venire incontro alle esigenze delle famiglie». Da settembre sarà sperimentato un nuovo orario, in fase di definizione, tra le 8.30 - 9 fino alle 18 - 18.30, per una prima verifica della funzionalità.
Il Comune ha per ora rinnovato la proroga di gestione alla cooperativa Fai fino al 31 gennaio 2010: «Quando potremo essere pronti per la nuova gestione. I mini alloggi della struttura di Gorgazzo, sono stati ripuliti. Anche questi faranno parte dell'appalto complessivo del Centro e vedremo con che finalità utilizzarli, fermo restando che uno o due dovranno rimanere per le emergenze».
Sul fronte famiglie in difficoltà, la giunta polcenighese ha analizzato le richieste di contributo alla locazione: «Abbiamo istituito un capitolo ad hoc - conclude Donazzon -, che permette di aumentare il contributo regionale del 25 per cento, circa 7-8 mila euro in più. Questa è una prima risposta che stiamo dando alle difficoltà esistenti nelle famiglie».

Cacciatori di sagome

Dal Gazzettino di Martedì 18 Agosto 2009
Viabilità, distrutta la sagoma del capriolo. Ignoti hanno portato via anche l’immagine del cervo che si trovava sulla Pedemontana.

Distrutte in Pedemontana le sagome di fauna selvatica collocate solo un mese fa, come deterrente per chi corre troppo. La notte prima di Ferragosto ha portato consiglio a qualche buontempone, che ha deciso di liberare la strada provinciale dai falsi animali selvatici, rimuovendo l'immagine di capriolo collocata nei pressi del Cro di Aviano e abbattendo quella di cervo posizionata nelle vicinanze della Santissima a Polcenigo.
Il gran numero di incidenti, occorsi negli ultimi anni a causa dell'elevata velocità combinata agli attraversamenti di fauna selvatica, ha indotto l'amministrazione provinciale a correre ai ripari. Numerosi gli interventi negli ultimi anni: il posizionamento di segnalatori luminosi, in prossimità dei siti a maggior rischio, la sistemazione di un sistema rifrangente, che dovrebbe indurre gli animali a fare marcia indietro e non attraversare e ultima novità, sperimentata già in altre realtà, concretizzatasi solo il mese scorso, con il posizionamento di sagome a grandezza naturale, o addirittura più grandi del normale, a bordo strada, quelle appunto rimosse nei giorni scorsi da ignoti.
Proprio contro ignoti sporgerà denuncia l'amministrazione provinciale, come spiega l'assessore Stefano Zannier: «Vandali è dire poco - sbotta più che indignato - il progetto comunque prosegue, con il posizionamento delle rimanenti 12 sagome. Abbiamo già in mente cosa fare per evitare che i danni si ripetano, ma ci auguriamo che si tratti di un episodio e non di un disegno preciso». Nei prossimi giorni saranno collocate nuovamente le immagini dei due ungulati, in parte rinforzate, anche per scoraggiare tentativi di manomissione; dopo un primo periodo di analisi, altre cinque saranno sistemate tra Caneva e Aviano, mentre le restanti troveranno collocazione sulla strada che collega Maniago a Spilimbergo. «La Provincia deve fare qualcosa per limitare gli incidenti - conclude Zanier - questa scelta è una delle strade da poter percorrere e non sono comprensibili atti di vandalismo di questo tipo». Francesca Giannelli
Ma perchè andate a perdere tempo in questo modo? Fate qualcos'altro la sera! Sesso per esempio (quello gratis e consensuale), giocate a carte, guardatevi due tre film, magari anche dormite.
Che altrimenti dopo avere abbattuto una sagoma di cartone magari vi viene voglia di cacciare gli animali veri, e così da vandali disprezzati vi trasformate in brave persone vezzeggiate ...

domenica 28 giugno 2009

A tutela dei bambini... ?

Dal Messaggero Veneto del 18 giugno 2009
"Carovana di nomadi via da San Giovanni
A pochi giorni dalla nomina degli assessori la nuova amministrazione comunale di Polcenigo si trova già alle prese con un delicato problema di carattere urbanistico. In seguito alla segnalazione di alcuni cittadini, i carabinieri sono intervenuti per controllare un gruppo di nomadi stabilitisi in località San Giovanni, nelle vicinanze del torrente Artugna.
Secondo quanto segnalato dall’amministrazione, i nomadi avevano in passato regolarmente acquistato il terreno, ma nei primi giorni di giugno hanno cominciato a erigere una serie di recinzioni non regolamentari (operazione priva dei regolari permessi), che lasciavano presagire una possibile intenzione di stabilirsi nella zona suddetta. L’intervento delle forze dell’ordine è servito per esercitare un normale controllo delle generalità dei soggetti interessati, ma anche per evitare che questo episodio potesse rappresentare un precedente dal quale potessero scaturire forme simili di presenza capaci provocare più complessi problemi di gestione.
A rendere più delicata tutta la vicenda, si è aggiunta il fatto che tra i nomadi vi fossero tre bambini di età inferiore ai 5 anni, uno dei quali portatore di handicap. Anche per cercare di tutelare quanto possibile proprio le condizioni dei bambini, in particolare dal punto di vista igienico, l’amministrazione comunale ha impedito che le operazioni legate allo stanziamento della carovana procedessero, invitando il gruppo di nomadi a cercare una sistemazione da parenti, alcuni dei quali residenti nella zona di Aviano. Maurizio Capobianco"
Leggetevi il commento alla vicenda di Marco DC su Supereroi !



La vignetta è tratta dal blog del disegnatore Mauro Biani

sabato 18 aprile 2009

Polcenigo suicida

Dal Gazzettino di Martedì 14 Aprile 2009
Badante licenziata si butta nel Gorgazzo.
(ss) Una badante romena di 38 anni, T.E. le sue iniziali, è morta presumibilmente nella notte tra sabato e Pasqua dopo essersi gettata nella fonte del Gorgazzo. La donna, che da tempo soffriva di crisi
depressive
, assisteva da dieci anni un’anziana di Polcenigo ma una settimana fa era stata licenziata perchè non andava più d’accordo con la donna.
Era così andata a vivere con la sorella, sempre a Polcenigo. E sabato sera, al suo rientro, la sorella aveva trovato un biglietto nel quale la 38enne le annunciava che sarebbe stata fuori fino a tardi. Ma la mattina di Pasqua si è preoccupata perchè la badante non era rientrata e intorno alle 13 un suo conoscente l’aveva avvisata che la borsa della badante era stata trovata appesa a una staccionata nell’area del Gorgazzo. La sorella si è precipitata sul luogo - fortunatamente deserto - e ha visto il corpo senza vita della 38enne che galleggiava a pelo d’acqua, vicino al costone della montagna. Sul posto i carabinieri di Polcenigo, l’ambulanza del 118 e il medico legale che ha constatato il decesso della donna.

Si tratta dell'ennesimo suicidio che avviene a Polcenigo. Il primo di una straniera, che in questo caso, rivela tragicamente (se qualcuno ne avesse ancora bisogno) che anche i romeni sono esseri umani, con le possibili fragilità di tutti gli esseri umani.
Tristezza.

lunedì 20 ottobre 2008

Costituzione "vigili volontari"

Venerdì 24 ottobre 2008, alle ore 21.00 presso la Sala Consiliare municipale in Piazza Plebiscito a Polcenigo, si terrà l'assemblea costitutiva dell'associazione “Vigili Volontari” di Polcenigo.

Cosa non è
: non si tratta di ronde, non si tratta di controllo del territorio “contro” qualcuno.

Cosa è
: un accordo tra residenti sul territorio, per promuovere l'autonomia di bambini e ragazzi, per promuovere la sicurezza sulle strade del comune, riducendone i fattori di pericolo.

Come funziona?
Genitori, nonni, persone volenterose, mettono a disposizione almeno un'ora del proprio tempo alla settimana per vigilare sui punti più pericolosi delle nostre strade, per permettere che bambini e ragazzi si possano autonomamente almeno recare e tornare da scuola. In questo modo la circolazione potrà essere più sicura anche per gli altri utenti deboli della strada, anche per adulti e anziani in bicicletta, a piedi, col bastone o con la carrozzina.

Quali sono i limiti?
le strade del Comune sono ancora pericolose: mancano passaggi pedonali; mancano strumenti per ridurre la velocità dei veicoli; mancano piste ciclabili; le strade sono strette e a doppio senso di circolazione; corriere, camion, auto, invadono completamente lo spazio stradale; le fermate degli scuolabus sono spesso effettuate in punti pericolosi e non segnalati. I componenti dell'associazione potranno segnalare puntualmente tutte le situazioni critiche all'Amministrazione e potranno anche proporre delle soluzioni, aiutando l'Amministrazione stessa (meno consulenti esterni e più partecipazione dei cittadini).

Quali sono i referenti politici?
Nessuno. L'attuale Amministrazione ha contribuito alla costituzione dell'associazione, ma siamo consapevoli che l'associazione dovrà poter lavorare con qualsiasi amministratore, di destra, di sinistra, di sopra, di sotto: l'aumento dell'autonomia dei bambini e la minore pericolosità delle strade non sono certo argomenti di destra o di sinistra.

Perciò chiediamo a tutti di partecipare alla riunione costitutiva, di manifestare la propria disponibilità anche piccola, italiani o stranieri, vecchi o giovani, donne o uomini.

L'ordine del giorno della assemblea costitutiva:
1. illustrazione delle finalità dell'associazione;
2. presentazione statuto e regolamento associativo; (statuto e regolamento collegati sono delle proposte che possono essere modificate)
3. raccolta adesioni;
4. approvazione statuto e regolamento;
5. elezioni di presidente e vicepresidente;
6. convocazione prima riunione operativa.
I promotori del progetto sono l'Amministrazione Comunale, l'Istituto Comprensivo Statale di Caneva e Polcenigo, il gruppo “La strada è anche mia!”, la Pro Loco Polcenigo, il Gruppo Volontari Polcenigo. L'iniziativa è patrocinata dall'Amministrazione Comunale e dall'Istituto Comprensivo di Caneva e Polcenigo.

sabato 19 gennaio 2008

Sacrifici umani /2

Dal Gazzettino del 15 gennaio, un'intervista a Gian Paolo Gri, docente all’Università di Udine, che legge "l’ultimo mese di lutti scoprendo un’angoscia che ormai travolge intere famiglie"
"«Di solito è difficile dedurre da situazioni particolari aspetti generali, ma qui la serialità degli eventi è qualcosa che inquieta troppo. Queste quattro tragedie familiari, messe in fila in un pugno di settimane, chiamano in causa i grandi problemi del Friuli». Gian Paolo Gri , docente ordinario di antropologia culturale all'Università di Udine, studioso di prima grandezza e divulgatore della tradizione e dell'evoluzione sociale della sua terra, legge nell'autoaffondamento di quattro famiglie, fulmini lenti che sembrano improvvisi e sono meditati, un'evoluzione radicale della società civile locale. È probabile che una volta, nonostante la miseria e la guerra, il futuro fosse migliore, più carico di speranza. Per certo assistiamo, nell'Est del Nordest, alla materializzazione di principi che hanno reso celebre il sociologo di origine polacca Zygmunt Bauman: la nostra modernità si è fatta liquida, cioè pervasiva e insieme inattingibile. Precaria non solo quanto al posto di lavoro. E in questo modo ha reso liquida anche l'identità, perfino lo spettro della paura si è fatto liquido, spersonalizzato, globale. Per paura e per atto estremo d'amore si è ucciso e ci si è uccisi, non per impeto morale o per imperativo della dignità.
- Professor Gri , il vescovo di Pordenone Ovidio Poletto ha affermato domenica, al termine delle cresime, che si punta spesso a «livelli d'indebitamento irraggiungibili», con evidente riferimento alla deriva economica nella quale sono affogati Giuliano, Bruna e Fabio Modolo in una stanza della "Madonna Pellegrina". Ha aggiunto il rischio che non sia sufficiente la sensibilità nei confronti delle realtà personali più difficili, più marginali.
«Il vero problema sta nei valori tradizionali affievoliti rispetto all'abbondante misura di un tempo. Pensiamo al tasso di natalità del Friuli: è sempre più basso. Chi difende la forza identitaria dei friulani non fa mai i conti con realtà del genere».
- Che sia "soltanto" un problema d'involuzione demografica?
«No, è una importante con-causa. Aggiungiamo lo spopolamento, tutt'altro che arrestato, delle nostre montagne, lo sfarfallamento dei centri abitati verso sempre nuove periferie. Sono gravi elementi di debolezza, sintomi di una crisi profonda».
- Ma è una questione che non riguarda soltanto i friulani, sebbene qui e non altrove il catalogo delle tragedie familiari sia al colmo.
«Entrano in gioco aspetti caratteriali, le personalità comunitarie».
- Insomma essere friulani espone a rischi peggiori?
«Un grande antropologo britannico, Patrick Heady, è venuto a studiarci. Per la verità ha studiato i carnici e in particolare gli abitanti di Ovasta. Ne è sortito un libro importante dal titolo che spiega tutto: Il popolo duro».
- Friulani chiusi come istrici e paradossalmente, per questo, più vulnerabili?
«Il problema della chiusura caratteriale di noi friulani è una costante. La circostanza che le tragedie delle ultime settimane non siano state percepite prima, in tempo, sta a dimostrare che il disagio non si rivela, che questa chiusura è una tradizione vigorosa, che persiste».
- Un tempo arroccarsi nell'autosufficienza, in famiglia e nel Friuli, era semplicemente una bandiera. Fasìn di bessôi, dissero i friulani dopo il terremoto, quasi a non accettare - orgogliosamente - quel "mondo esterno" del quale pur avevano bisogno.
«Sì, il facciamo da soli è nel codice genetico dei friulani, come il mito del lavoro ben fatto. Ma una volta questi miti-valori venivano bilanciati da una forte rete di solidarietà. Oggi stanno saltando questi sistemi di auto-protezione, di relazioni silenziose e preziose. Così saltano anche le situazioni individuali».
- Però quella di Pordenone è stata una tragedia di origine innanzitutto economica.
«Certo, in famiglia scoppiano le emergenze economiche e i genitori non sono più in grado di gestirle. Si sono rotti i rapporti generazionali e non esiste più l'autorevolezza sui figli».
- Allora non è colpa di giornali e televisioni, che dando spazio alle cronache nere indurrebbero all'emulazione?
«Questa della cassa mediatica che provoca emulazioni è una grande sciocchezza ed era una vecchia teoria: chi vive stati psicologici e identitari labili assume ispirazione dai drammi altrui».
- Eppure i suicidi in serie si manifestano periodicamente. Questo è un fatto.
«La verità è che chi sta male, chi viene assalito dalle angosce, vede nel suicidio una fortuna».
- Una liberazione nella morte?
«È così. In Friuli è abitudine, purtroppo, misurare dati sempre più elevati sui suicidi. Accade anche per l'alcolismo, sono effetti della censura sociale. Ma oggi facciamo i conti con una novità: l'angoscia non travolge più la singola persona, ma spinge nell'abisso l'intera famiglia».
- D'accordo, tuttavia è la penuria di denaro a marcare il confine fra le situazioni gestibili e un sistema che frana.
«Parla l'esperienza quotidiana: la paura si allarga, è veramente liquida. Le richieste di aiuto si moltiplicano ogni giorno e vengono soprattutto da friulani».
- Sebbene siano gli immigrati i più esposti...
«Non è sempre vero. Dipende dall'approccio psicologico. Lo straniero-tipo che arriva da noi è giovane e carico di aspettative. Sa che dovrà affrontare un periodo duro, ma anche che alla fine può farcela. La sua è una precarietà attiva. Invece il malessere dei locali, dei friulani, è qualcosa di molto diverso: è regressivo, privo di futuro».
- Però un rimedio deve pur esistere, la situazione del Friuli non può essere un lento andare a fondo senza ritorno.
«Esiste, per fortuna. Ma non aspettiamocela dalle istituzioni. Pretendiamola da noi stessi, da ciascuno di noi. Si chiama volontariato».
- In effetti il Friuli, dal '76 in poi, ha fatto scuola nel mondo.
«Difatti. Io m'impegno in un'associazione, si chiama "Vicini di casa": siamo riusciti a mettere insieme, felicemente, friulani e immigrati. Credetemi: l'integrazione siamo noi».
- Ma il volontariato sta dimostrando di non bastare.
«Bisogna prima di tutto sburocratizzarlo, oggi fare solidarietà è una corsa a ostacoli fra costrizioni normative».
- E poi?
«E poi valorizzare tutte le forze organizzate socialmente in Friuli: penso agli Alpini, alla Protezione civile... La rete dell'ascolto va salvata e rafforzata. Non esistono alternative. Oggi, mi rendo conto, è molto difficile ricostruirla a livello dei paesi friulani: e allora dobbiamo tessere la tela su scala più ampia. Può funzionare».
- Certo che l'ultima tragedia è emblematica. La famiglia Modolo si è autodistrutta in una casa della solidarietà cristiana...
«Ecco, la religione. Siamo incapaci di recuperare un altro, decisivo valore dei friulani».
- La fede?
«La fede, sì, la potenza della fede. Siamo incapaci di trovare Dio, un Dio sempre più nascosto. Quando imbocchiamo la discesa nel buio, non lo sentiamo vicino a noi. E facciamo fatica a incontrare i buoni samaritani. Quelli veri». Maurizio Bait"

lunedì 14 gennaio 2008

Sacrifici umani

Dal Gazzettino di sabato 12 gennaio 2008.
"Ridotto in miseria, strangola moglie e figlio e si uccide. Dramma della disperazione a Pordenone: la famiglia rovinata dagli affari sballati del giovane e costretta a vivere ospite della Diocesi. Dopo l’ultimo assegno a vuoto il padre non ha retto alla vergogna.
Ha posto fine nel modo più tragico a una vita di umiliazioni strangolando il figlio e la moglie per poi impiccarsi nel bagno della casa d'accoglienza "Madonna Pellegrina" di Pordenone dove era costretto a vivere dopo che il suo Fabio lo aveva costretto a vendere la casa di Polcenigo e tutti i suoi beni per pagare i debiti. Giuliano Modolo, 72enne carpentiere in pensione, ha atteso che i due familiari si addormentassero e poi con un lenzuolo ha soffocato prima il figlio, 39 anni, poi la moglie Bruna, 67. I Modolo erano rientrati in Friuli negli anni '70 dopo una vita di sacrifici come emigranti in Belgio."

Ancora dal Gazzettino di sabato 12 gennaio 2008.
"Sommersi dai debiti e senza più casa, ma attaccati al proprio bisogno di decoro e rispetto tanto da rifiutare qualsiasi tipo di aiuto. È uno degli aspetti fondamentali della tragedia che ha avuto come epilogo un uomo che, prima di togliersi la vita, uccide il figlio e la moglie. Un muro di orgoglio impenetrabile al punto che, quando c'è stato il sentore che qualcuno stesse cercando una sistemazione dignitosa almeno per gli anziani genitori, Fabio non ha esitato a rivolgersi ad un legale per intimare al Comune di Polcenigo a non procedere all'assegnazione di un mini alloggio a condizioni privilegiate o addirittura in forma gratuita.
In verità Fabio, come è emerso dalle testimonianze di parenti, conoscenti e del titolare dell'albergo di Fontanafredda dove erano rimasti per alcuni mesi, aveva la necessità di poter contare sempre sul sostegno del padre Giuliano Modolo e sull'amore della mamma Bruna Piovesan. «Non muoveva un solo passo né prendeva una decisione - ricorda chi li conosceva - senza l'approvazione dei genitori».
Resta comunque un comportamento indecifrabile, visto che la colpa della situazione che si era venuta a creare pare essere tutta del ragazzo, poco propenso al lavoro, ma sempre pronto a scorazzare su auto di lusso, portando sul lastrico anche i due genitori.
In ogni caso, alla base del soggiorno alla Madonna Pellegrina c'era un'altra piccola bugia di Fabio: aveva infatti detto che si sarebbero fermati nella casa di accoglienza del capoluogo per il tempo strettamente necessario a risistemare la casa di famiglia, in pedemontana, che nella realtà era invece già stata venduta all'asta per far fronte ai debiti. I tre vivevano con la pensione del padre, cui si aggiungevano i pochi soldi che la madre guadagnava come donna delle pulizie a ore.
«Siamo addolorati e sotto choc per questa tragedia figlia dell'orgoglio e della fierezza di un uomo che, nonostante mille difficoltà e traversie economiche, non ha mai voluto chiedere aiuto e non ha accettato quello che gli veniva offerto da amici e istituzioni» dichiara il sindaco di Polcenigo , Carlo Toppani, riferendosi a Giuliano Modolo «Tutti i tentativi di garantire un supporto ai Modolo sono stati vani a causa del carattere indomito del padre, che si vergognava nel dover ricorrere a sovvenzioni pubbliche. Per questo ha venduto tutto per far fronte ai debiti, poi ha ceduto. Forse l'anziano non ha retto a quella che sembra l'ennesima pugnalata del figlio (l'assegno scoperto dato alla Diocesi, che tanto li stava aiutando in questo periodo, ndr), il quale già sembra avesse scialacquato tutti i beni di famiglia, e ha messo in atto il suo folle progetto. In realtà conclude il sindaco - c'erano anche stati dei tentativi di intervenire in maniera coatta sul giovane, per limitare la sua inclinazione allo sperpero, ma ogni volta che cercavamo di porre un rimedio, egli astutamente cambiava medico e ci costringeva a ripartire daccapo».
Una tesi condivisa dai cugini Alvise e Guido: «Era troppo buono Giuliano - hanno detto - per poter sostenere un figlio tanto difficile».Re. Po."

Dal Gazzettino di domenica 13 gennaio 2008.
"Una lettera per ringraziarlo di essere stato un ottimo marito e un buon padre. E ricordagli che non si sarebbe dovuto dimenticare di portare i fiori sulle loro tombe: «Qui è tutto tanto difficile. Addio: ci uccidiamo». Quel figlio diventato uomo in un succedersi di progetti mai portati a termine questa volta ce la stava facendo: in pigiama, come la mamma, ormai privi di sensi dopo aver ingurgitato le pasticche contro la depressione stavano morendo. Un addio che Giuliano Modolo dopo 72 anni trascorsi a faticare e sognare il traguardo del benessere per la sua famiglia non se l'è sentita di accettare. Così ha scritto anche lui a chi ormai non poteva più leggere: «Vi raggiungo».
Sono due lettere scovate dagli investigatori dei carabinieri nella stanza della morte alla Casa Madonna Pellegrina di Pordenone a scrivere una nuova sceneggiatura nel dramma della famiglia di Polcenigo e che rientrata dal Belgio in Friuli sperava di accumulare qui gli anni della serenità trovando invece solo quelli della povertà e della disperazione. «Sei sempre stato un marito fedele e un padre esemplare». Comincia così la lettera d'addio che Bruna Piovesan e Fabio Modolo avevano indirizzato a Giuliano, probabilmente poco prima di stordirsi di psicofarmaci e antidepressivi, inseguendo la morte. Non muta il risultato finale, ma la dinamica di quanto accaduto potrebbe essere perfino capovolta anche se soltanto l'autopsia, in programma per domattina all'ospedale di Pordenone, potrà stabilire se nei corpi di mamma e figlio ci fossero effettivamente quantità di medicinali tali da portarli inesorabilmente alla morte. Alla luce del messaggio di congedo terreno che i congiunti hanno rivolto a Giuliano, sembrerebbe assodato che la volontà di mollare tutto, recidendo esistenze fatte ormai di stenti, vergogna e delusione, era quantomeno partita da moglie e figlio, che in un passaggio della missiva usano termini inequivocabili. Dopo aver lasciato sul tavolino il loro addio, Bruna e Fabio potrebbero aver vuotato le tre confezioni di antidepressivi abbandonate sul comodino ed essersi stesi, uno accanto all'altro, a letto, in attesa che la morte li cogliesse. Terribile coronamento di quell'incredibile vita simbiotica che amici e parenti dei defunti non si stancano di descrivere. Un cordone ombelicale mai reciso, che sta forse alla base di tanti problemi anche psicologici del ragazzo che non si sono voluti affrontare, fino all'irreparabile.
In quella posizione, privi di conoscenza, potrebbe averli trovati il pensionato quando è rientrato nella stanza: il suo corpo infatti è stato trovato ancora vestito mentre i due familiari erano con il pigiama. A sua volta, l'uomo potrebbe aver preso carta e penna per riempire il primo pezzo di carta trovato sulla credenza. Un messaggio che sapeva benissimo che i familiari non avrebbero mai potuto leggere, ma che ha comunque voluto abbandonare lì accanto, in un ultimo, disperato tentativo di mettersi in comunicazione con loro: «Non ce la farei mai a stare qui da solo. Vi raggiungo». A quel punto, Giuliano Modolo potrebbe aver tagliato delle strisce di copriletto per appoggiarle al collo di moglie e figlio e porre fine alla loro agonia. Pochi istanti dopo, entrato in bagno ha serrato un terzo lembo di stoffa all'appendi-accappatoio vicino al lavandino e si è lasciato andare, raggiungendo l'adorata famiglia nell'aldilà. «Giuliano ha commentato ieri il cugino Alvi, uno dei pochi parenti che abita a Polcenigo - per tutta la vita ha dovuto subire le decisioni dei congiunti: era un buono, ma anche debole. Non riuscivo a credere che potesse aver trovato il coraggio per uccidere sangue del suo sangue. Adesso si spiega tutto: chi ha tanto amato può averlo costretto a seguirli in questo folle disegno». Lorenzo Padovan

Non me la sento di scrivere adesso qualcosa a proposito, è tardi, ma il fatto tocca troppo la nostra quotidianità, perciò secondo me è necessario cominciare a parlarne anche qui.